Fin dall’antichità, il consumo del vino è stato accompagnato dalla musica: pensiamo ai riti dionisiaci dei Greci, ai baccanali dei Romani, ai convivi della nobiltà medievale, ma anche alle feste popolari che arrivano ai giorni nostri.
Da diverso tempo, tuttavia, la musica e il vino si sono smarcati da una dimensione di semplice accompagnamento reciproco andando oltre e più in profondità.

vino e musica

Da un lato infatti, si produce, si comunica e si degusta il vino con maggiore consapevolezza e attenzione al contesto ambientale, storico e sociale; dall’altro, si studiano gli effetti della musica sull’essere umano a livello sia fisiologico (si pensi alla musicoterapia) che percettivo.
Ecco allora che questi due mondi, il vino e la musica, possono incontrarsi ed interagire su un piano diverso, influenzandosi vicendevolmente.
Ma quando e in che senso?
In una prima direzione (musica → vino), un interessante esperimento di Adrian C. North, professore di psicologia alla Eriot Watt University di Edimburgo (UK), ha dimostrato che la musica influisce sulla percezione del gusto del vino in vari modi, a seconda che il “mood” sia potente-pesante, o sottile-raffinato, o leggero-rinfrescante, o morbido-suadente.
(fonte: www.wineanorak.com/musicandwine.pdf).
Nella direzione inversa (vino → musica), ci immergiamo in un oceano di soggettività ma non per questo l’interrelazione è meno interessante. Non parlo qui di aspetti legati alla botanica o alla psicologia della percezione, quanto piuttosto del piano della comunicazione del vino. Ci si chiede se sia possibile (ed efficace) “raccontare” un vino facendo un parallelo tra le sue caratteristiche organolettiche (ma non solo, anche ambientali e storico-sociali legate alla sua produzione) e le peculiarità (timbro, ritmo, dinamiche, ….) di un determinato brano musicale. In altre parole, far emergere la capacità evocativa del vino.
Scrive Sandro Sangiorgi nel suo “L’invenzione della gioia” (Porthos edizioni, 2011, p. 124):

La bellezza del vino è nella capacità di stimolare associazioni […]. Nel tratteggiare la fisionomia di un vino siamo inevitabilmente coinvolti in modo sinestetico, come quando vediamo un quadro e ci tornano in mente un gusto o una musica.

È quanto ho potuto sperimentare, curioso come un gatto, ad un evento svoltosi a Bologna il 18/3/2023 presso il MAS Magazzino Arti Sceniche: “Note di degustazione – vino a sorsi di musica”: qui, Leila Salimbeni, giornalista e critica enogastronomica, ha presentato ed accompagnato alla degustazione (alla cieca) sei vini, ad ognuno dei quali ha associato un brano musicale composto ed eseguito live dal pianista Giancarlo Aquilini.

magazzino arti sceniche

A mio parere l’esperimento/esperienza è pienamente riuscito: ho “riconosciuto”, in ogni pezzo eseguito, la narrazione del vino anticipata da Leila Salimbeni. Aspetti come la varietà espressiva, l’eleganza, l’energia, la sorpresa, lo slancio, hanno trovato un’evidente corrispondenza nel brano in esecuzione.
Non solo: durante l’esecuzione musicale, l’esperienza degustativa è stata più profonda, consapevole e ricca. C’è stato quindi un effetto in due direzioni: dal vino alla musica, dalla musica al vino. Il tutto mediato dalla parola.
La comunicazione del vino, in una tale esperienza, ha assunto una portata ben maggiore e più coinvolgente rispetto ad una mera “descrizione”, che sarebbe risultata certamente più facile da eseguire, ma anche più piatta.
Il merito va innanzitutto alla narratrice ed al musicista, e in secondo luogo ai vini!

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